Siamo sicuri che il commercio delle infiorescenze di Cannabis Light sia legale? Il pericolo per il commerciante di diventare spacciatore secondo i recenti arresti dell’autorità giudiziaria.


Nel totale disinteresse degli organi di stampa, come avvocati impegnati in diversi processi sul tema, ci sentiamo in dovere di condividere alcune esperienze.

Oggi le infiorescenze Cannabis Sativa L – come noto – sono vendute in confezioni recanti la dicitura “uso tecnico – florovivaistico – da collezione”. Quest’ambigua nomenclatura viene utilizzata dai distributori per scongiurare (o almeno questo è l’intento) eventuali rischi penali derivanti dalla commercializzazione di fiori di cannabis, posto che tale attività non rientra in nessuno degli scopi consentiti dall’art. 2, comma 2, L. 242/16 (alimenti, cosmetici, semilavorati industriali, e prodotti destinati al florovivaismo).

Ad aiutare il commercio delle infiorescenze, in un contesto normativo poco chiaro, ha contribuito il Ministero delle politiche agricole e forestali, con una circolare datata 23 maggio 2018, riconoscendo le infiorescenze di cannabis light come prodotti destinati al florovivaismo, e, quindi totalmente leciti.

Ciò nonostante, negli ultimi mesi, diverse Procure, perseguendo un intento chiaramente repressivo, non si sono limitate a disporre sequestri finalizzati alla verifica dei livelli di THC previsti dalla legge, ma hanno invocato l’illegalità di simili pratiche commerciali.

I PM sostengono, che indipendentemente dal quantitativo di THC, le infiorescenze di canapa non possono essere commercializzate in quanto rientrano tra le sostanze stupefacenti vietate dal Testo Unico sulle droghe (dpr 309/90). Secondo la loro interpretazione, a nulla serve la Circolare del Mipaaf, in quanto “è da escludere che una circolare possa intervenire derogando quanto disciplinato dalla legge di rango primario” ; in breve l’atto del Ministero non ha il potere di legalizzare la vendita di stupefacente (ancorché cannabis light) vietata dal dpr 309/90.

Concludendo, la Procura della Repubblica chiede al Giudice di pronunciarsi nel merito, non considerando la predetta Circolare del Ministero delle politiche agricole e forestali, quindi di condannare i commercianti di cannabis light per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti ai sensi dell’art 73 dpr 309/90.

Il “litigio” tra Procure e Ministero, in disparte i profili tecnico-giuridici, ci sembra non consono per un Paese civile, patria del diritto, ove commercianti e imprenditori del settore hanno creato un business da milioni di euro, in forza di un’aspettativa ingenerata dallo stesso Stato.