[TRIBUNALE FIRENZE] Tribunale di Firenze. STUPEFACENTI – COLTIVAZIONE – ART. 73, COMMA 5°DPR 309/1990 – ASSOLUZIONE


Tribunale di Firenze Sezione II, Sentenza del 07-09-2017
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IMPUTATO

 

 

art. 73, comma 5°, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U.L.Stup.) come modificato dal D.L. 20 marzo 2014, n. 36, convertito con modificazioni dalla L. 20 maggio 2014, n. 79 (in G.U. 20/5/2014, n. 115) perché senza l’autorizzazione di cui all’art.17 e fuori dalle ipotesi previste dall’art. 75 stessa legge, deteneva presso la propria abitazione n. 34 piante di marijuana (di altezza variabile coltivate all’interno di 11 vasi) e un frammento di grammi 3,9 di hashish (sostanze stupefacenti di cui alla tab. II-IV prevista dall’art.14 della legge medesima).

Accertato in Barberino di Mugello in data 13.7.2014

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

L’imputato veniva rinviato a giudizio per il reato attribuitogli in imputazione, con Decreto di Citazione Diretta a Giudizio del Pubblico Ministero, datato 16.02.2016.

All’udienza del 08.11.2016, dichiarata l’assenza dell’imputato, la difesa di quest’ultimo avanzava richiesta di rito abbreviato subordinato a produzione documentale, consistente nella richiesta di archiviazione e successivo decreto di archiviazione del Proc. Pen 7254/14 rgnr, Certificazione USL e comunicazione INPS di assegno invalidità.

Il Giudice ammetteva il rito abbreviato come richiesto ed acquisiva la documentazione prodotta, quindi, rinviava per la discussione all’udienza del 13.07.2017.

All’udienza del 13.07.2017, acquisito il fascicolo del Pubblico Ministero, le parti procedevano alla discussione e congiuntamente richiedevano l’assoluzione dell’imputato.

La richiesta delle parti, così come avanzata, non può che essere accolta.

I fatti sono stati accertati adeguatamente attraverso l’esame della documentazione presente nel fascicolo del PM e la documentazione prodotta dalla difesa.

Dal verbale di perquisizione e sequestro, a firma dei Carabinieri della Stazione di Barberino del Mugello, emerge che in data 13.07.2015 ore 18.55 circa i CC, durante un servizio di controllo, scorgevano la presenza sul balcone dell’abitazione del T. di alcuni vasi con piante del tipo Marijuana, quindi, contattato il T., procedevano alla perquisizione dell’abitazione di quest’ultimo.

Invitato a mostrare e/o consegnare eventuale stupefacente in suo possesso, il T., senza esitazione, mostrava n. 34 piante coltivate in alcuni vasi sul balcone dell’abitazione, oltre a consegnare un frammento di circa 3,9 gr. di sostanza resinosa del tipo hashish.

La perquisizione proseguiva con esito positivo solo per il materiale spontaneamente consegnato dall’imputato, il quale veniva opportunamente sequestrato, ma non veniva inviato al laboratorio analisi per l’accertamento sul principio attivo ricavato e/o ricavabile.

Dalla documentazione prodotta dalla difesa risulta che all’odierno imputato sia riconosciuto un assegno di invalidità civile ( certificato INPS), oltre al fatto che lo stesso sia in carico presso la ASL 10 Zona Mugello dal 1993 per problematiche connesse all’uso di stupefacenti e abuso alcolico, con un programma terapeutico riabilitativo concordato, il quale prevede la somministrazione di farmaco sostitutivo degli oppiacei.

Inoltre, sempre dalla documentazione prodotta dalla difesa, si evince che in data 01.09.2014 (ovvero l’anno precedente) è stato archiviato dal GIP presso il Tribunale di Firenze, su richiesta avanzata dallo stesso PM, il Proc. Pen. 7254/15 rgnr aperto a carico del Trapanse per il sequestro di n. 103 piante di cannabis coltivate dallo stesso in vasi sul balcone della propria abitazione.

Nel caso di specie, gli elementi acquisiti depongono a favore della tesi sostenuta dalla difesa, per cui il materiale sequestrato sia destinato ad uso strettamente personale dell’imputato, in difetto di elementi che, di contro, né sostengano la destinazione a terzi, quali: esiguo numero di piante coltivate in maniera rudimentale in vasi posti su balcone; assenza di attrezzatura necessaria per una produzione significativa e per la destinazione a terzi; certificati medici che attestano una conclamata problematica del T. connessa all’uso di sostanze stupefacenti, tanto da riconoscere allo stesso una invalidità civile; archiviazione di precedente procedimento penale, aperto per analoga fattispecie di reato.

A questo punto occorre stabilire se la coltivazione, posta in essere così come nella fattispecie di cui sopra, possa ritenersi illecita.

Come noto la giurisprudenza, in ordine alla rilevanza penale della coltivazione di piante atte alla produzione di sostanze stupefacenti non è sempre stata univocamente indirizzata.

Secondo un orientamento prevalente più rigoroso (Cass. S.U. 28605/2008), costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale.

Con questa sentenza le SS.UU. ritengono irrilevante la destinazione ad uso personale della droga ricavata dalla coltivazione domestica di marijuana.

Secondo un altro orientamento giurisprudenziale più recente, che questo organo giudicante ritiene di dovere condividere, la punibilità per la coltivazione non autorizzata di piante da cui sono estraibili sostanze stupefacenti va esclusa allorchè il giudice ne accerti “l’inoffensività in concreto”, dovendosi per tale ritenersi la condotta che sia così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di diponibilità di droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione per gli interessi collettivi e la salute pubblica (Cass. Sez. VI, n. 33835/2014), precisando, altresì, che ai fini della necessaria verifica in concreto della offensività della condotta contestata, non è sufficiente considerare il solo dato quantitativo di principio attivo ricavabile dalle singole piante, in relazione al loro stato di maturazione, dovendosi esaminare anche quale sia l’estensione della coltivazione, il livello di strutturazione di tale coltivazione al fine di verificare se essa possa o meno derivare una produzione di sostanza stupefacente esulante rispetto all’auto consumo, ma potenzialmente idonea ad incrementare il mercato (Cass. Sez. III, n. 23082/2013).

Aderendo a quest’ultimo orientamento, si può pertanto affermare che nel caso di specie manca la concreta e reale offensività della condotta dell’imputato, con riferimenti agli interessi collettivi e della salute pubblica (tutelati dalla norma), per difetto della potenzialità della condotta contestata ad incrementare il mercato dello stupefacente.

Nella fattispecie, dagli atti emerge che nessun accertamento sul principio attivo ricavato o ricavabile è stato svolto, tanto da non conoscere la reale capacità drogante delle piante e la quantità di principio attivo disponibile.

Inoltre è stato accertato che la coltivazione ha caratteristiche domestiche e legate all’uso strettamente personale, in considerazione del conclamato stato di tossicodipendenza in cui si trova l’imputato, come da certificazione prodotta.

In più, il fatto stesso che sia stato archiviato un precedente procedimento penale, aperto a carico dell’imputato l’anno precedente per una analoga fattispecie di reato, depone a favore dell’uso personale della coltivazione e della inoffensività della stessa.

Tutti questi elementi, pertanto, valutati nel loro insieme, portano alla pronuncia di sentenza di assoluzione, così come richiesta congiuntamente ad Pm e difesa, perché il fatto non costituisce reato.

Confisca e distruzione di quanto in sequestro.

P.Q.M.

Visti gli artt. 442 e 530 c.p.p.

Assolve T.L. dal reato a lui attribuito perché il fatto non costituisce reato.

Confisca e distruzione di quanto in sequestro.

Motivazione in novanta giorni.

Così deciso in Firenze, il 13 luglio 2017.

Depositata in Cancelleria il 7 settembre 2017.