[CORTE COSTITUZIONALE] Tre ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale sulla legittimità dell’art. 73, comma primo, d.P.R. 309/1990.


Ferrara (n. 89/2016) e Rovereto (n. 100/2016) sono fissate alla udienza camerale del 7 Giugno 2017
Corte di Cassazione è fissata in udienza pubblica il prossimo 6 Giugno 2017 (n. 23/2017 reg.ord.)


Il Tribunale di Ferrara, con ordinanza del 18 novembre del 2015 , ha per primo sollevato l’incidente di costituzionalità in relazione all’art. 73, c. 1, t.u. stup., per presunto contrasto con l’art. 3 Cost., rilevando che il trattamento sanzionatorio attualmente previsto da tale norma risulta irragionevole e non fondato su validi presupposti in termini di disvalore del fatto, dal momento che ad un disvalore solo leggermente maggiore rispetto a quello di un fatto astrattamente inquadrabile nella fattispecie di lieve entità, di cui all’art. 73 c. 5 t.u. stup., corrisponde una pena almeno doppia rispetto a quella irrogabile nel caso di fatto lieve.

La pena sancita dalla cornice edittale di cui all’art. 73, c. 1, t.u. stup., in quanto sproporzionata rispetto alla gravità del reato che è destinata a sanzionare, risulterebbe inoltre violare l’art. 27, c. 3, Cost., nella parte in cui impone che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato.

Tribunale di Ferrara, ord. 18 novembre 2015, pubb. su G.U. del 4 maggio 2016, n. 18.


Il Tribunale di Rovereto ha depositato un’altra ordinanza in cui – oltre al contrasto con il principio di ragionevolezza-uguaglianza ex art. 3 Cost. – ha rilevato l’antinomia tra l’art. 73, c. 1, t.u. stup., oggi in vigore, e il principio di proporzione delle pene, espresso dall’art. 27 c. 3 Cost, e, a livello sovranazionale, dall’art. 49 par. 3 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE).

La violazione del principio di proporzione e dell’art. 117 Cost. sarebbe da registrare, a parere del giudice di Rovereto, anche in rapporto all’art. 3 CEDU e all’art. 4 CDFUE.

Tribunale di Rovereto, ord. 9 marzo 2016, pubbl. su G.U. del 25 maggio 2016, n. 21.


La Corte di cassazione con ordinanza di rimessione depositata il 12 gennaio 2017, nonostante anch’essa miri ad una manipolazione in bonam partem del minimo edittale di pena prevista dal primo comma dell’art. 73 d.P.R. 309/1990 è invece del tutto diversa nell’impostazione.

La Cassazione rimarca a sua volta l’irragionevolezza e la mancanza di proporzionalità dell’attuale minimo edittale previsto in relazione a fatti non lievi concernenti le c.d. droghe pesanti; tuttavia punta al ripristino della pena minima di sei anni di reclusione prevista dall’art. 73, c. 1, così come modificato dalla legge n. 49 del 2006 (che, in sede di conversione, ha introdotto gli articoli 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 272/2005 dichiarati incostituzionali dalla Consulta con la nota sentenza n. 32/2014).

Cass., sez. VI, ord. 13 dicembre 2016 (dep. 12 gennaio 2017), n. 1418, Pres. Carcano, Rel. Bassi, pubb. su G.U. del 1 marzo 2017, n. 9