[NEWEST] Condanna per droga, revoca della patente non obbligata.


In caso di condanna per i reati in materia di stupefacenti, è illegittimo il secondo comma dell’art. 120 del codice della strada nella parte in cui dispone che il prefetto debba (anziché “possa”) provvedere alla revoca della patente in caso di condanna successiva al suo rilascio. Lo ha deciso la Corte costituzionale n. 22 del 24 gennaio, depositata il 9 febbraio.

L’art. 120, comma 1, del Codice della Strada prevede che le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 9 ottobre 1990 (Legge Stupefacenti) non possano conseguire la patente di guida.

Il successivo comma 2 dell’art. 120 dispone che se la condanna interviene in data successiva a quella di rilascio della patente di guida, il prefetto “provvede” alla revoca della patente.

Secondo la Corte Costituzionale, però, questo automatismo del comma 2 sulla revoca del titolo di guida viola i principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza di cui all’art. 3 della Costituzione.

Innanzitutto, in via automatica, nell’attuale formulazione la revoca della licenza di guida viene ricollegata in via automatica a una varietà disomogenea di fattispecie, considerato che la norma può riguardare reati di diversa entità, che possono anche risalire indietro nel tempo rispetto alla data di definizione del giudizio.

Inoltre, mentre il giudice penale ha la facoltà di disporre il ritiro della patente, qualora lo ritenga opportuno, il prefetto, invece, ha il dovere di disporne la revoca. Pertanto, conclude la Corte costituzionale, va dichiarata l’illegittimità costituzionale del comma 2 dell’art. 120 del codice della strada nella parte in cui dispone che il prefetto “provvede” – invece che “può provvedere” – alla revoca della patente di guida, in caso di sopravvenuta condanna del suo titolare per reati di cui agli artt. 73 e 74 della Legge Stupefacenti.

Tutela Legale Stupefacenti