[CASSAZIONE] Imputati non dichiarano di fare uso di sostanza stupefacenti ovvero di essere tossicodipendenti: condannati.


Cassazione penale Sez. III, Sentenza del 08/03/2018, n. 10479.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSI Elisabetta – Presidente

Dott. GENTILI Andrea – Consigliere

Dott. CORBETTA Stefano – relatore Consigliere

Dott. GAI Emanuela – Consigliere –

Dott. MENGONI Enrico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

B.D., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 23/02/2017 della Corte d’appello di Messina;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Stefano Corbetta;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dr. Nardo Marilia, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;

udito il difensore, avv. Giuseppe Sottile del foro di Barcellona Pozzo di Gotto, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

 

Svolgimento del processo

 

1. Con l’impugnata sentenza, in parziale riforma della sentenza del g.u.p. del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto resa all’esito del giudizio abbreviato, appellata da B.D. e G.G., la Corte d’appello di Messina rideterminava la pena, inflitta nei confronti di entrambi, in anni uno di reclusione ed Euro 1.000 di multa ciascuno, condizionalmente sospesa, nel resto confermando la sentenza di primo grado, che aveva affermato la penale responsabilità degli imputati in ordine al delitto di cui all’art. 110 c.p., D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 4, per aver detenuto, a fine di spaccio, gr. 110 di marijuana.

2. Avverso l’indicata sentenza B.D., a mezzo del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

2.1. Con il primo motivo si eccepisce vizio motivazionale in ordine all’affermazione della penale responsabilità del B.. Assume il ricorrente che la Corte territoriale avrebbe omesso di confrontarsi con le doglianze difensive a riguardo della disponibilità dello stupefacente da parte del G. e del B., il quale ha dichiarato che nulla sapeva della droga buttata dal finestrino dal coimputato; al proposito, la Corte territoriale non avrebbe motivato in relazione alla ritenuta inattendibilità della versione resa dal B., considerando che la tesi della fuga dei due, alla vista delle forze dell’ordine, risulterebbe poco verisimile, stante la conformazione dei luoghi.

2.2. Con il secondo motivo si eccepisce vizio motivazionale in ordine alla ritenuta destinazione dello stupefacente a fine di spaccio.

Secondo il ricorrente, la Corte territoriale avrebbe negato la detenzione per consumo personale sulla base di elementi non dirimenti, posto che: a) il dato ponderale sarebbe compatibile che l’uso personale; b) non sarebbero stati accertati elementi sintomatici della destinazione a terzi; c) non sono stati rinvenuti nè strumenti per il confezionamento delle dosi, nè somme di denaro.

2.3. Con il terzo motivo si reitera violazione di legge e vizio motivazionale in ordine alla ritenuta penale responsabilità del B., pur a fronte di un quadro probatorio ritenuto dal ricorrente insufficiente e contraddittorio.

 

Motivi della decisione

 

1. Il ricorso è inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi, che, riproponendo le medesime doglianze avanzate con l’atto d’appello e disattese dalla Corte territoriale con motivazione logica e completa, si appalesano generici.

2. In relazione al primo motivo, che può essere trattato congiuntamente al terzo, essendo entrambi diretti a contestare la sentenza impugnata con riguardo all’affermazione della penale responsabilità del B., si deve osservare che, sul punto, la Corte territoriale, nel solco tracciato dalla decisione di primo grado, ha motivato in maniera logica e aderente alle risultanze probatorie.

Invero, ai fini del controllo di legittimità sul vizio di motivazione, la struttura giustificativa della sentenza di appello si salda con quella di primo grado, per formare un unico complessivo corpo argomentativo, allorquando i giudici del gravame, esaminando le censure proposte dall’appellante con criteri omogenei a quelli del primo giudice ed operando frequenti riferimenti ai passaggi logico giuridici della prima sentenza, concordino nell’analisi e nella valutazione degli elementi di prova posti a fondamento della decisione (Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013 – dep. 04/11/2013, Argentieri, Rv. 257595; Sez. 3, n. 13926 del 01/12/2011 – dep. 12/04/2012, Valerio, Rv. 25261501), ciò che è ravvisabile nel caso di specie.

La Corte territoriale ha, difatti, ancorato il giudizio di responsabilità del B. a precisi elementi di fatto, desumibili dall’attività di osservazione posta in essere dai carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto. In particolare, si è accertato che, durante un normale servizio di controllo, i carabinieri fermarono l’autovettura Fiat Punto, alla cui guida si trovava il B., mentre il G. era seduto al lato passeggero; i militari, peraltro, avevano in precedenza notato che l’autovettura, alla vista dei carabinieri, aveva cercato di allontanarsi, accelerando la marcia. A quel punto i militari si erano messi all’inseguimento del veicolo, notando il passeggero che lanciava fuori dal finestrino un involucro il quale, prontamente recuperato, risultava contenere marijuana, pari a gr. 110, con principio attivo dell’11,78%, da cui sono ricavabili 548,5 dosi.

Orbene, da questa situazione di particolare pregnanza probatoria (in particolare, il fatto che il B. abbia accelerato alla vista dei carabinieri, mentre il G. lanciava fuori dal finestrino l’involucro contenente la droga, nel tentativo di disfarsene), la Corte territoriale ha ritenuto provato in concorso dei due nella detenzione dello stupefacente. Si tratta di una motivazione non manifestamente illogica e aderente alle risultanze probatorie, che, pertanto, sfugge al sindacato di legittimità.

3. Pure inammissibile è il motivo in cui si contesta, peraltro in maniera generica, la ritenuta destinazione allo spaccio dello stupefacente sequestrato.

Invero, la Corte territoriale ha escluso la destinazione al consumo personale in base ad elementi oggettivi univoci e significativi, quali: l’indicata condotta tenuta dal B. e dal G. in occasione del controllo da parte delle forze dell’ordine; il considerevole quantitativo dello stupefacente sequestrato, corrispondente a ben 458,5 dosi; la circostanza che nessuno dei due imputati abbia dichiarato di fare uso di sostanze stupefacenti ovvero di essere tossicodipendente.

Si tratta di una motivazione non manifestamente illogica e giuridicamente corretta, che, pertanto, supera il vaglio di legittimità.

4. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 c.p.p., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

 

P.Q.M.

 

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, il 13 febbraio 2018.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2018