[NEWEST][CASSAZIONE] Gratuito patrocinio anche a chi ha precedenti “lievi” in materia di stupefacenti.


Corte di Cassazione penale sezione IV, sentenza 11/04/2018, n. 16127
La Corte di Cassazione sentenza 11 aprile 2018, n. 16127 ha affermato che la presunzione fissata dall’art. 76, comma 4-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 si riferisce esclusivamente all’ipotesi ordinaria di cui all’art. 73 del TU Stupefacenti e non anche alla c.d. ipotesi lieve di cui all’art. 73, comma 5, del medesimo TU.

Pertanto, nell’accogliere la tesi del difensore di fiducia secondo cui non potevano ritenersi presuntivamente superati i limiti di reddito posti a fondamento dell’ammissione al gratuito patrocinio in considerazione dell’aggravante di aver commesso la cessione a minore e nonostante il riconoscimento della c.d. ipotesi lieve, la Corte annulla l’ordinanza.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUMU Giacomo – Presidente

Dott. NARDIN Maura – Consigliere

Dott. BELLINI Ugo – Consigliere

Dott. RANALDI Alessandro – Consigliere

Dott. PICARDI Francesca – Consigliere RELATORE

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

D.L., nato il (OMISSIS);

avverso l’ordinanza del 06/12/2016 del TRIBUNALE di TARANTO;

sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott. FRANCESCA PICARDI.

Svolgimento del processo

1. Il Presidente del Tribunale di Taranto, con provvedimento del 6 dicembre 2016, notificato in data 21 dicembre 2016, ha respinto l’impugnazione proposta da D.L. avverso la decisione del G.i.p. di rigetto della sua domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. I giudici di merito hanno fondato la loro decisione sulla presunzione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis (Per i soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati di cui all’art. 416-bis c.p., art. 291-quater del testo unico di cui al D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’art. 80 e art. 74, comma 1, del testo unico di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nonchè per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto art. 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, ai soli fini del presente decreto, il reddito si ritiene superiore ai limiti previsti), essendo stato D.L. condannato con sentenza definitiva per il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 e art. 80, lett. a (cessione di sostanza stupefacente a persone minori di età).

2. D.L. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale provvedimento deducendo la violazione di legge in relazione al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis, non essendo stato in alcun modo chiarito come possano ritenersi presuntivamente superati i limiti di reddito posti a fondamento dell’ammissione al patrocinio a carico dello Stato in considerazione dell’aggravante di cui al D.P.R. n.309 del 1990, art. 80, lett. a e nonostante il riconoscimento dell’attenuante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, per episodio risalente al 2002. Il ricorrente ha, inoltre, invitato la Suprema Corte a sollevare questione di legittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis, nella parte in cui facendo riferimento all’art. 73 aggravato dalle circostanze di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 80 vi ricomprende anche le ipotesi di cui al comma 1, lett. a, b, c, d, e, f, g.

3. Il Procuratore Generale ha chiesto sollevarsi la questione di legittimità costituzionale prospettata dal ricorrente.

Motivi della decisione

1. Il ricorso merita accoglimento, in quanto la presunzione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis, si riferisce esclusivamente all’ipotesi ordinaria di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 e non anche alla fattispecie autonoma di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5.

In proposito va sottolineato che il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis, è stato introdotto con il D.L. n. 92 del 2008, convertito con modificazioni nella L. n. 125 del 2008, anteriormente alla modifica apportata al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, dal D.L. n. 146 del 2013, convertito nella L. n. 10 del 2014, in seguito alla quale si è consolidato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la fattispecie del fatto di lieve entità è un’ipotesi autonoma di reato (v., per tutte, Sez. 4, n. 36078 del 2017, rv. 270806, secondo cui, in tema di stupefacenti, la fattispecie del fatto di lieve entità di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, all’esito della formulazione normativa introdotta dal D.L. n. 146 del 2013, art. 2 conv. in L. n. 10 del 2014, deve essere configurata come ipotesi autonoma di reato, con una pena unica ed indifferenziata, quanto alla tipologia di stupefacente, rispetto a quella delineata dall’art. 73, comma 1 del medesimo decreto). Già il dato storico induce, dunque, a ritenere che la presunzione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4-bis, si riferisca solo all’ipotesi ordinaria di cui all’art. 73, comma 1, e non anche alla fattispecie autonoma di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, che, all’epoca della sua introduzione, non era stata ancora prevista.

A favore di tale lettura milita, inoltre, la ratio della presunzione de qua, come individuata dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 139 del 2010, che è quella di evitare che soggetti in possesso di ingenti ricchezze, acquisite con determinate attività delittuose, possano paradossalmente fruire del beneficio dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato, riservato ai non abbienti. Relativamente alle fattispecie di lieve entità di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. non si associa, difatti, secondo l’id quo plerumque accidit, il significativo provento illecito che giustifica la presunzione.

L’interpretazione de qua si rende, peraltro, necessaria al fine di rendere conforme il dato normativo al dettato costituzionale ed in particolare agli artt. 3 e 24 Cost., in quanto una diversa lettura della disciplina finirebbe con l’assoggettare alle medesime limitazioni, nell’accesso al patrocinio a favore dello Stato, soggetti in situazioni diverse da un punti di vista economico (sulla necessità di dare una lettura costituzionalmente conforme alle norme: v., tra le tante, Corte costituzionale n. 113 del 2010).

Il ricorso deve pertanto essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato e rinvio al Tribunale di Taranto per nuovo giudizio.

P.Q.M.

Annulla l’impugnata ordinanza con rinvio al Tribunale di Taranto per nuovo giudizio.

Così deciso in Roma, il 7 marzo 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2018